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Perché la politica cinese potrebbe far ritardare l’uscita dell’iPhone 14

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Conoscete la città cinese di Zhengzhou? Questa è famosa perché viene anche chiamata “iPhone City”, in quanto ospita la più grande fabbrica di iPhone al mondo. Questa fabbrica è gestita da Foxconn Technology Group, progetta l’iPhone 13 e probabilmente lo farà anche con il prossimo iPhone 14. Fino ad oggi era sfuggita al Covid ma di recente è stata messa in quarantena immediatamente dopo che il governo locale ha imposto un blocco di 7 giorni come parte delle misure di controllo del Covid-19.

Durante questo periodo, i dipendenti delle organizzazioni governative e delle imprese nelle principali aree della città lavoreranno da casa, le lezioni scolastiche si terranno online e le persone potranno uscire ed entrare a Zhengzhou solo in circostanze “necessarie”.

Certo, l’impianto continua a funzionare ma Foxconn ha congelato il processo di assunzione del personale della catena di montaggio fino a nuovo avviso. Questa enorme fabbrica produce in genere il 60-80% degli iPhone del mondo, quindi potrebbe esserci un grande impatto sulla catena di approvvigionamento di Apple se questo stabilimento dovesse riscontrare problemi importanti, come infezioni da Covid-19 su larga scala.

Un blocco a Shenzhen, in Cina, il mese scorso ha costretto Foxconn a interrompere l’assemblaggio di iPhone in due fabbriche. Finora, la produzione di iPhone non è stata colpita duramente, ma rimane pur sempre uno scenario estremamente preoccupante per i vertici di Apple.

La situazione in Cina

Mentre la maggior parte dei paesi in tutto il mondo ha posto fine ai blocchi, come si è visto in Italia con un approccio alla convivenza con il Covid-19, la Cina prosegue con i suoi sforzi per sradicare completamente l’epidemia. Anche se le cifre sono discutibili, il bilancio delle vittime è significativamente basso rispetto alla maggior parte dei paesi. Questo risultato si spiega con la strategia zero Covid, che consiste nell’applicare rigorosamente il trittico “testare, tracciare, isolare” isolandosi dal resto del mondo.

Questa strategia è fonte di tensioni sociali e sconvolgimenti economici che potrebbero avere gravi conseguenze, non solo per la Cina, ma anche per l’intera economia globale. La strategia zero Covid imposta con pugno di ferro da Pechino presenta, infatti, un conto salato: diverse istituzioni hanno rivisto al ribasso le previsioni di crescita per il 2022, evocano un tasso di crescita compreso tra il 4% e il 4,5%, che è molto inferiore al target ufficiale di 5,5%. Nel frattempo, Shanghai è sotto stretto isolamento da sei settimane: la rabbia degli abitanti rimbomba, ma la censura agisce.

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