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L’AdBlue ci insegna che a rimetterci è sempre il consumatore

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L’AdBlue ci insegna che a rimetterci è sempre il consumatore Tecnoandroid

Per chi ha un’auto a diesel i problemi continuano a persistere, soprattutto dopo che nel 2018 sono stati montati i filtri agli ossidi di azoto, chiamati anche “catalizzatori SCR”. Per far sì che questi funzionino, hanno bisogno di un additivo chiamato AdBlue, il quale è immagazzinato in un serbatoio secondario da 10 a 25 litri, che richiede ovviamente una spesa in più non programmata.

 

AdBlue, oltre a consumi maggiori si aggiungono anche danni all’auto. Che responsabilità hanno i costruttori?

Il consumo dell’AdBlue non porta dei reali risparmi, anzi. L’additivo solitamente andava aggiunto ogni 15.000-20.000 km, invece molti automobilisti (soprattutto di BMW e Audi) hanno riscontrato l’avviso prima dei 5.000 km. Se l’AdBlue è poco, anche solo una manciata di decilitri, l’auto potrebbe viaggiare in modalità degradata (con velocità e potenza settati al minimo) o addirittura non partire.

Purtroppo, quello dell’AdBlue continua ad essere un brutto problema per gli automobilisti che posseggono un’auto con motore a diesel, essendo che l’additivo porta anche dei veri e propri danni al serbatoio, con deformazioni del suddetto, funzionamenti alterati del sensore di livello o perdite dall’iniettore dell’additivo, così da danneggiare il filtro di cui abbiamo parlato a inizio articolo (1.000 euro di spesa).

Nonostante questo problema sia un vero e proprio danno per milioni di consumatori, oltre che si tratta di rischi prevedibili e non legati alla loro responsabilità, la responsabilità dovrebbe ricadere ovviamente sui costruttori. Purtroppo, però, ciò non accade e alla fine della fiera gli automobilisti sono sempre costretti a pagare dei danni che non sono causati da loro negligenze.

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